Il ritratto come fedele rappresentazione di una persona, fatta soprattutto di dettagli puliti, è appartenuto al mio approccio giovanile quando il mio vissuto fotografico e non, non aveva affondato le mani nel mondo attorno a me.
Poi la composizione, la luce, i contrasti, il linguaggio del corpo, l’ambientazione , con il tempo hanno iniziato a non essere più dei fini ma dei mezzi.
Il rischio del mero esercizio è stato corso fino in fondo ed ha portato ad aspetti come presenza, autorevolezza e allo stesso tempo leggerezza.
La luce e il contrasto che produce narrano del mistero , dell’impatto emotivo.
La spontaneità con la sua mancanza di contatto visivo aiuta di più la narrazione, come il dialogo con l’ambiente.
In questo autoritratto, sorta di metafora di ricerca e contemplazione, declino anche parte del mio essere libero di occupare il mio spazio senza renderne conto a nessuno ne tantomeno chiedere conferme.
Luigi Grieco
