l’attesa (e la fortuna) di un bacio perfetto

Questa è l’apologia dell’attesa. Sappilo.

Il fatto è che in realtà ti voglio provocare. L’attesa, per un fotografo, ha senso?

Non dobbiamo, piuttosto, scattare, scattare, scattare, cogliere tutto e poi, solo dopo, selezionare e scartare quello che non ci è venuto bene, per tenere invece gli scatti buoni? Dipende. Tutto dipende, diceva una canzone carina di qualche anno fa, mettendo in musica la teoria del buon Albert Einstein (ma questo è un altro discorso).

Cosa fa quel matto fermo pancia a terra, nel bosco, alle 7 di mattina mentre guarda nel suo obiettivo?

Le farfalle dormono. Se vuoi fotografare una farfalla o una moltitudine di ali di farfalla, devi aspettare, ritrarle in quel breve tempo in cui dormono ancora e il sole sorge. Un attimo dopo loro voleranno via, il sole scalderà il bosco, si leveranno i vapori, ci saranno altre cose da fotografare, ma non le farfalle. Quindi quel matto, pancia a terra, aspetta. Fa dell’attesa la sua arte.

Poi ci sono i colpi di fortuna.

Tu sei lì che passeggi per i fatti tuoi, sai di non aver fatto buoni scatti. Hai ancora la tua reflex al collo e quasi quasi torni a casa. Per oggi è andata così.

Stai per salire in macchina e ti volti verso il mare. Se abiti al mare lo sai che non puoi andartene da un lungomare senza dare un ultimo sguardo all’orizzonte. Quello sguardo. Dai l’ultima boccata alla salsedine, come all’ultima sigaretta prima di smettere, profondamente, e il sole sta per baciare l’orizzonte. Ma non come sempre. Lo senti che sarà un bacio da Via col vento, un bacio da Klimt. Insomma un signor bacio. Porti l’obiettivo agli occhi, ancora, e fai uno scatto solo.

Un’altra verità è che tu quello scatto lo hai atteso da tempo immemore, che hai contato le onde, hai respirato tutta la salsedine che i tuoi bronchi hanno potuto tollerare e hai pulito le lenti molte volte, che la salsedine le sporca in un attimo.

Oppure, a materializzare il concetto di serendipità, esci presto al mattino, in barca, proprio per fare foto e sei voltato in avanti, anche con il pensiero, verso gli scatti che farai, che cercherai, memore di tutta la teoria che hai incamerato e della pratica che hai accumulato. Un po’ ricercatore e un po’ trovatore, ti volti, ancora, che qualcosa ti sta chiamando nel verso opposto e vedi l’alba che in uno scatto solo fai tua. L’alba. L’hai trovata mentre credevi di cercare altro e ti accorgi che è quel che stavi cercando.

Hai atteso molto? Dipende

 

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