Fidel, Cuba, le cartoline e le scarpe allacciate

Con la morte di Fidel Castro, il 2016 porta via un altro personaggio determinante per la Storia mondiale degli ultimi 70 anni. Che si sia affezionati alla sua idea di socialismo o che lo si sia ritenuto IL male, è indubbio che il Leader Maximo sia stato e sia destinato a restare una icona.

Icona, secondo il quinto significato attribuitogli dalla Treccani, è

Figura o personaggio emblematici di un’epoca, di un genere, di un ambiente

mentre letteralmente significa immagine sacra in genere.

Chi è stato a Cuba mentre Castro era ancora in vita può testimoniare di un paese molto provato dall’embargo U.S.A. eppure vitale e accogliente. Image Studio, in particolare nella persona di Luigi Grieco, è particolarmente legato a quel paese, specialmente dopo il viaggio che gli ha permesso di conoscere ciò che non veniva mostrato facilmente. Nazione ancora chiusa al grande turismo, l’Isla conteneva le grandi contraddizioni di un sistema di massima scolarizzazione della popolazione in compresenza di una profonda povertà, con il tragico risvolto (tra gli altri) di una prostituzione assai diffusa e ampiamente tollerata.

La produzione fotografica cubana del nostro Luigi, giace in attesa di maturazione, alla stregua dei buoni vini.

Presentare una icona, qualunque sia, non è cosa da poco.

Parlando più strettamente di fotografia, il rischio che si corre nel ritrarre Cuba, per esempio, è quello di scattare tante cartoline.

Amiamo anche le cartoline, per carità, avendo rappresentato a lungo l’unico modo per avere testimonianza di luoghi a noi lontani (nell’epoca dei social è difficile perfino comprenderlo ma fino a solo 10 anni fa, se si andava in viaggio, le relative foto le si mostrava al mondo solo a viaggio finito e digerito, a volte dopo molto tempo) eppure preferiamo immagini che mostrino di più la verità, che non sempre è fatta di cose facili da guardare o capire, mentre le cartoline vogliono veicolare spensieratezza, nostalgia semmai, raggiungibile in posti patinati, quieti, desiderabili.

L’idea che alberga, invece, tra sussulti di ribellione e decantazione lenta, nel materiale cubano di cui ti parliamo, è una idea di verità rispettosa, priva di giudizio eppure scabrosa, non per tutti.

Strano taglio, questo post, eh?

Mettiamola così: dichiarare di avere un progetto (giusto per riallacciarci a post precedenti), spesso ci aiuta a testimoniare a noi stessi di averlo. Potrebbe corrispondere all’allacciarsi le scarpe al mattino. Non sappiamo, in quel momento, dove i nostri piedi calzati ci porteranno, ma noi ci siamo predisposti al cammino e le nostre scarpe allacciate sono lì a dichiararlo.

Spesso necessitiamo di percorrere moltissime volte la via tra la casa e la bottega, prima di deviare per una strada ancora mai presa, e allacciarci diligentemente le scarpe diventa il nostro rito di conforto senza del quale nessuna immaginazione è possibile.

Un giorno o l’altro, la Cuba di Luigi emergerà dal luogo in cui attende il tempo giusto, e ci scuoterà. Promesso.

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