La terapia in un click

Quando la testa va in TILT ci vuole un CLICK.

Questo il riassunto di giorni e giorni di considerazioni sulla proprietà terapeutica del fotografare.

Ci penso da un po’. Niente di originale, solo che io sono lenta. Volevo essere un po’ più certa di quanto andavo formulando nella mia di testa, prima di scrivere boiate.

Il CLICK è arrivato quando mi sono imbattuta nella storia di Daniel Regan, risalendo da un suo scatto fino al suo sito.

E, guarda un po’, lui parla proprio di come la fotografia gli abbia salvato la vita. Letteralmente.

Disordini mentali, infatti, lo avevano confinato in istituti psichiatrici quando era adolescente. Tentativi di suicidio, uso di farmaci pesanti per la stabilizzazione dell’umore e sempre un unico salvagente: la sua macchina fotografica.

Attraverso le sue lenti Daniel guardava il mondo e riusciva ad interagire con esso mentre senza quelle gli era praticamente impossibile.

L’arte-terapia mi era nota eppure non avevo mai riflettuto profondamente su quanto scattare fotografie sia terapeutico per molte, moltissime persone.

Dagli anni ’40 del Novecento conosciamo la proprietà terapeutica dell’espressione di sé attraverso qualsiasi forma di arte, non è una novità, eppure a questo punto mi interessa davvero molto sapere in particolare per quanti e quali fotografi, al di là del mestiere, la fotografia rappresenti una forma di guarigione o almeno una sorta di cammino verso di essa.

Potrei citare fotografi noti nei cui scatti è evidente il cammino al limite del taumaturgico ma sarebbe parte della mia personale terapia, che non necessariamente coinciderebbe con la tua idea a riguardo.

Così ti lascio un compito, oh caro, carissimo lettore: ripensa agli scatti che ti hanno salvato la vita, o almeno la giornata. La consapevolezza è già di per sé guaritrice. Ripesca negli archivi proprio quegli scatti e confrontali con il tuo stato di oggi.

Ti assomigliano ancora? Sei oltre quello stato e riesci a guardarli con indulgenza? Con tenerezza? O sei forse diventato più severo e allora è forse il caso di fermartici ancora un po’, che la severità va dosata per non prenderci troppo sul serio…?

Riesci a leggervi il percorso evolutivo del tuo animo, oltre che i progressi tecnici?

Perché gira e rigira il punto saliente è pur sempre questo: meno tecnica e più anima.  Dirtelo e sperare che il discorso ti muova dentro è il vero obbiettivo di questo blog, non solo di questo post.

Obbiettivo raggiunto?

 

pianoforte

 

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