UN BOCCONE ALLA VOLTA

Un detto africano dice che anche il più grande degli elefanti si mangia un boccone alla volta.

Il Caffè Fotografico ha nel suo primario intento l’aggregazione di persone che amano la fotografia allo scopo di promuovere individuali competenze specifiche e un più generale progresso sulla strada della diffusione dell’arte fotografica.

Le donne e gli uomini che compongono e animano il Caffè Fotografico hanno compiuto un ulteriore passo avanti, negli ultimi giorni, componendo e animando un’ altra sessione fotografica di gruppo.

Certo, la tensione per il confronto diretto con le persone da fotografare si sentiva ma il gruppo è stato animato da una infaticabile tenacia che è stata sorretta dalla gioia di confrontarsi sia all’interno del gruppo stesso che con l’esterno vitale della Sagra delle Regne, giunta alla 62° edizione.

E siccome  quando ci si muove in gruppo è molto facile passare per dei gitanti e poiché uno degli intenti era anche dare visibilità a questo gruppo di indefessi  appassionati di fotografia per riconoscere loro pubblicamente il ruolo di testimoni documentari di un presente che rapidamente svanirebbe (altrimenti), l’organizzazione ha previsto l’accreditamento del Caffè Fotografico presso l’Associazione Folclorica I Giullari di Minturno (rigraziamo per questo il presidente Antonio D’Angelo e il direttore artistico Gennaro Alessio D’Angelo) che ha funzionato da passi per l’intera kermesse.

La particolarità di questa sessione era l’intento didattico di produrre un reportage e per farlo al meglio  il gruppo ha lavorato alacremente dalle 17 alle 24, a contatto dapprima con i gruppi folclorici convenuti a Minturno per la Sagra delle Regne dall’Argentina, dalla Bosnia, da Cuba  e  dall’Ungheria oltre che da varie parti d’Italia, e poi con la folla che ha partecipato fitta alla manifestazione.

È stato evidente a tutti la folta partecipazione di bambini nelle attività dei vari gruppi folclorici e fotografare anche loro restituirà, in una riflessione postuma, la misura dell’attuale vivaio del mondo associazionistico folclorico del territorio e di un certo risveglio della voglia di testimoniare con la maggiore autenticità possibile, il nostro passato contadino e produttivo, tra sacro e profano, come fa da anni la Sagra delle regne.

Riflessione postuma, dicevo, perché dopo la parte dinamica degli scatti veri e propri, il reportage si compone anche di una fase successiva che è fatta di attesa e sedimentazione, vaglio e selezione, dalla quale far emergere poi solo gli scatti più significativi, rispettosi e “narranti”. Perché il reportage nasce da lontano, dalla noia dell’attesa, di tempi lunghi in cui sembra non accadere nulla (cit. Luigi Grieco).

Importante è stato per il gruppo amatoriale confrontarsi anche con la fatica della professione del fotografo benché, questa volta, scevra dall’impegno e dalla responsabilità professionale vera e propria eppure, come abbiamo detto più volte, questo confronto è possibile al meglio solo se a  monte il fotografo si documenta su quanto si appresta a ritrarre e frequenta la cultura in genere.

 

Ti abbiamo fatto venire voglia di partecipare alla prossima uscita fotografica del Caffè Fotografico? Contattaci presso Imagestudioblog@gmail.com o con un messaggio su Facebook alla pagina di Image Studio

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(m. p.)

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