La libertà è partecipazione

Passato da poche ore il Concertone del Primo Maggio a Roma, a Taranto e in molte altre piazze italiane, abbiamo ben presente quante persone hanno assistito allo spettacolo guardandolo attraverso lo schermo del proprio smartphone (le carrellate dei video droni ce le hanno mostrate).

Non abbiamo nulla contro la tecnologia. Grazie agli smartphone e alle loro funzioni “camera”, infatti, abbiamo testimonianza di situazioni che altrimenti resterebbero ignote e in alcuni casi è davvero un bene. Benedetta sia la tecnologia, dunque.

La fotografia, inoltre, è più accessibile a tutti, lo sappiamo bene e aumentano considerevolmente le persone che si appassionano alla fotografia grazie ad uno smartphone e, magari, ad Instagram, passando poi a macchine fotografiche vere e proprie. Quindi non recriminiamo sui mezzi in sé.

Il problema è, secondo noi, l’ansia che prende soprattutto ai concerti, agli spettacoli di piazza e situazioni simili quando, presi dalla smania di riprendere (o fotografare, e non per lavoro) l’evento, le persone non si godono l’evento stesso ma lo guardano attraverso lo schermo del dispositivo.

Tanto valeva restare a casa e guardare quella kermesse in streaming o in TV, no?

La libertà è partecipazione, diceva il buon Giorgio Gaber. Partecipare non è solo esserci, aggiungerei.  Ma esserci con tutti i sensi. Presenti a noi stessi.

Solo così fotografare diventa una esperienza empatica e le fotografie prodotte narreranno emozioni, non solo avvenimenti.

Infine, è tempo di saggi scolastici e recite di fine anno. Tutti abbiamo un figlio, un nipote, un cugino o un amico coinvolto a vario titolo in uno spettacolo. Ebbene: se siamo stati invitati proprio nella funzione di fotografi, allora stiamo ben incollati alla nostra macchina fotografica e riprendiamo quel che accade (sempre nel rispetto di chi, tra il pubblico, potrebbe non vedere nulla a causa del nostro muoverci di qua e di là) ma se è da semplici spettatori che siamo stati invitati, non tiriamolo proprio fuori il telefonino e godiamoci lo spettacolo direttamente con gli occhi e con le orecchie e con il cuore.

In quel modo le nostre fotografie saranno mentali e resteranno nella nostra memoria a formare quell’archivio di immagini importanti per noi, che formano, tra l’altro, anche il nostro carattere, oltre a rendere speciale la nostra giornata. Giusto per restare, ogni tanto, nel qui e ora.

Nunzia_01

 

(m. p.)

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