Chiusa una porta, si spalanca un portone

Un vecchio andante dice: “Chiusa una porta, si spalanca un portone” ed è di questo che ti voglio parlare, ma parto da un altro punto (la dittatura S.E.O. impone però di ripetere il titolo di un post nella prima riga), se avrai la pazienza di seguirmi.

Fotografo è colui che scatta una foto, nel momento in cui lo fa. Se la parola non fosse impronunciabile, lo chiameremmo fotografante.

Questo è generalmente inteso a livello sintattico/lessicale ma noi sappiamo che non basta scattare una foto per essere fotografo. Un fotografo (com’è impietosa la lingua italiana con il genere femminile! Io intendo, ovviamente, includerlo a pieno titolo anche in questa professione/passione/stile di vita) prima e dopo lo scatto fotografico ha una immagine nel proprio cuore/cervello/fegato e questo grazie alla sua capacità di vedere oltre la pura evidenza.

Sa ridere, per esempio, dell’espressione buffa che fa la vecchia maniglia con i suoi occhi a ribattino e dell’espressione un po’ stupita della mascatura (serratura, parola dialettale) che gli sta affianco.

Si è fotografi con gli occhi dell’immaginazione, insomma, prima che con la macchina fotografica.

Lo so, caro lettore, che il concetto lo abbiamo già ribadito più volte, eppure esso si ripropone come una peperonata mangiata di notte. fino a che non la si digerisce completamente.

A dire il vero voglio parlarti dell’essere fotografi a prescindere dalle fotografie finali.

Da poco il Caffé Fotografico è stato nuovamente coinvolto in una mostra. Ha allestito, con foto prodotte da Image Studio, una piccola galleria a tema La gravidanza, all’interno di “Minturno Per #marta4kids”. Se ti lascerai guidare dal link scoprirai che c’è un uomo che esercitando e incrementando la propria #resilienza, cammina cammina scattando infinite intense fotografie con gli occhi e stringendo infinite mani, raccogliendo fondi per un bel progetto.

Non entro qui di più nello specifico (il link ti chiarirà ogni curiosità/dubbio) perché la cosa che mi preme dire è che lui è partito dal dolore indescrivibile di una porta che gli si è chiusa in faccia (e con quale brutalità) per percorrere la strada che gli si è parata innanzi quando il fatidico portone si è poi spalancato.

Il fotografo deve conoscere la tecnica e dimenticarla se vuole produrre buone immagini, perché anche se solo a livello inconscio sa quale immagine insegue e intanto può  vivere intensamente lo stare in attesa, per esempio, che la luce cambi.

Chris il camminatore con occhi di fotografo va, un passo dopo l’altro, un incontro dopo l’altro, nell’attesa che le ombre si trasformino e restino nelle immagini per dare loro maggiore spessore.

Nessuno se non il fotografante può sapere quale immagine emergerà dal buio.

Buona fortuna a te che hai la bontà di essere arrivato a leggere fino a qui: conosci il tuo livello di resilienza?

DSC_0500

 

(m. p.)

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