La gioia di ritrarre la gioia

Per un attimo immagina di essere il titolare di una agenzia pubblicitaria e che un importante cliente (stai immaginando? Immagina in grande) voglia pubblicizzare la gioia. Quella gratis. Quella autenticamente sorgente dal cuore (e anche dai calcagni, che sale piano piano fino alla pancia e poi raggiunge la gola e le labbra, per poi accendere gli occhi).

Quale immagine sceglieresti?

Scava nella memoria: è una persona, quella che cerchi? O un animale?

Una persona sola, un primo piano, una persona che salta?

Un gruppo di persone? Una festa?

Il cliente non ha un prodotto materiale da pubblicizzare, vuole davvero diffondere un messaggio gioioso.

Perché, o chi, avrebbe mai bisogno di un messaggio che gli ricordi la gioia, domandi?

Personalmente penso che di gioia non ce ne sia mai abbastanza e che, quando c’è, siano davvero poche le persone che la celebrano.

Con il lamento, oh, quante ne troveremmo di testimonial ideali, ma per la gioia

“Ma la segui la cronaca?” “Ascolti il telegiornale?” pare che motivi di gioia ce ne siano sempre meno, posso convenire con te.

Proprio per questo non mi arrendo. VOGLIO che si celebri la gioia che c’è, quando c’è, e anche quando la si può solo ricordare.

 

Un modo per moltiplicarla è ritrarre un momento gioioso. Entrare nella gioia di ritrarre la gioia.

Scegliere per quella la luce giusta, il fondale giusto, la posa o la postura naturale.

 

Ho detto gioia? Sì sì, l’ho detto.

gioia

 

(m. p.)

 

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