… ma qui non c’è niente da fotografare!

Quante volte vi sarete sentiti dire “ma qui non c’è niente da fotografare!” mentre stavate puntando il vostro obbiettivo verso ciò che ad altri sembrava il niente e che invece per voi era il luogo che conteneva la vostra immagine, eh?

Situazione tipo: usciamo a passeggio con la macchina al collo, accompagnati da chi  la macchina al collo non ce l’ha (qualcuno che non condivide la nostra passione) e, benché magari persona amata, ella (egli) improvvisamente, del tutto inaspettatamente, riesce a farci girare i cosiddetti cabasisi con una semplice frase (quella, proprio quella!), e in noi si scatenerebbe facilmente la bestia se non fosse che la fotografia ci rilassa, ci dona pace e serenità (quasi sempre).

Ecco, quello è il momento di avvicinarsi alle discipline zen. Sano distacco dalla negatività, concentrazione sulla nostra missione, puntate, fuoco!

No, no, cosa avete capito? Qui siamo tutti per la pace! Puntate la vostra macchina fotografica, mettete a fuoco e scattate (in inglese, però, sia per scattare una foto che per sparare con un’arma da fuoco si usa il verbo to shoot) e solo quando avrete digerito (lo scatto e anche le frasi inopportune) mostrerete il risultato di quella sosta sgradita al vostro accompagnatore. Se nemmeno allora capirà, vi sarà chiaro che cosa fare.

“La fotografia come tutte le figlie legittime della scienza è un gran passo avanti sulla via della sana e della vera democrazia, di quella intendo che non toglie a chi ha molto per dare a chi ha poco, ma che attinge dalle sorgenti inesauribili della natura i tesori celati per darli a chi non ne ha.” Lo scriveva nel 1896 lo scienziato Paolo Mantegazza, presidente della Società Fotografica Italiana di Firenze.

(Se poi fare esercizio di democrazia non è consueta attività del vostro accompagnatore, lasciarlo a casa durante le vostre passeggiate può essere un’opzione. Un’altra sarebbe lasciarlo proprio, democraticamente, per sempre).

 

(mp)

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2 pensieri su “… ma qui non c’è niente da fotografare!

  1. Molte volte sono io stesso che a dirmi ma qui non c’é un BEL NIENTE da fotografare. In alcune circostanze non scatto in altre trovo la mia foto.
    Per gli amanti della lettura suggerisco “Lo zen e il tiro con l’arco’”. Un libro venuto fuori da “Vedere é tutto” di Henri Cartier-Bresson”.

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  2. Questa è una di quelle situazioni che mi è capitato spesso di vivere… ma io sono sempre andata avanti lasciando a casa ( per il momento mi limito a questo ) l’accompagnatore che non capisce cosa sia per me la fotografia. ..
    là dove l’occhio poco attento nemmeno si ferma, perché non vede alcunché, io mi sono già portata a casa un’immagine..
    e la differenza tra chi sa cogliere l’essenza ovunque e chi invece non riesce a vedere o, come dice il mio amico Raffaele, ad osservare, è che il primo avrà la possibilità di vivere di emozioni, il secondo vive nel buio più totale!

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