Il reportage (della lasagna) e la buccia di banana

Reportage deriva dal verbo reporter che significa letteralmente riferire.

Laddove ci sia un argomento di interesse d’attualità, di interesse antropologico, sociale, geografico o naturalistico, un reportage lo può documentare giornalisticamente. Quando lo fa fotograficamente il termine giusto è fotoreportage ma ormai questo termine è desueto.

Parliamo dunque di reportage in generale e in particolare dell’esercizio di reportage che possiamo incominciare a fare documentando, per esempio, la preparazione della lasagna domenicale da parte di una madre di famiglia.

Chi è la protagonista del nostro servizio? Che ci sia un suo ritratto.

Quale particolarità vogliamo raccontare? Che ad aiutarla c’è il figlio? Bene, ritraiamo anche quello.

Cosa vogliamo trasmettere? L’interesse per la cucina tradizionale? Carrellata sulla tavola in preparazione, ecc.

(Questo l’argomento dell’ultima lezione del corso di fotografia che si è tenuto in 10 lezioni al nostro Caffé Fotografico).

Naturalmente, se vogliamo documentare la preparazione della lasagna classica non ritrarremo un pacchetto di panna o un mazzo di ravanelli ma resteremo sugli ingredienti canonici.

E ancora più accuratamente ci procureremo di non essere giudicanti di ciò che osserveremo.

NON ha maggiore dignità una razdòra con le mani rugose e con le unghie cortissime di una manager con mani curate e unghie laccate. Affermarlo (sottolineando magari l’una o l’altra mise con scatti particolari) corrisponderebbe a scivolare su una buccia di banana. Il reporter (o fotoreporter) non giudica ma osserva e riporta. Certo ognuno di noi darà ai propri scatti e dunque all’intero reportage, un taglio, una impronta editoriale e quella farà la differenza e probabilmente susciterà l’interesse di un lettore/spettatore. In ogni caso, così come chi scrive può orientare l’opinione di un lettore, così un fotografo potrà orientare l’opinione che uno spettatore si potrebbe fare su un dato soggetto.

Bene, sarà nostra responsabilità ricordarcelo.

Quando pubblichiamo qualcosa (e stampare una fotografia corrisponde alla pubblicazione) cerchiamo di essere rispettosi dei nostri soggetti e dell’intelligenza dei fruitori del nostro prodotto. Con l’esperienza impareremo a non essere troppo didascalici e, conoscendo le principali forme retoriche, impareremo a ritrarre con discrezione anche le situazioni più scabrose (aaah, i cetrioli sottaceto nella lasagna???).

Infine, leggendo molto e allargando il cuore e la mente, impareremo sempre più ad integrare gli insegnamenti e ad applicarli anche alla osservazione quotidiana, quella che sa guardare senza giudicare o stigmatizzare. Il mondo ci ringrazierà per questo nostro sforzo, perché la gentilezza (anche dell’osservazione) è la prima forma di pace.

E attenti: una buccia di banana dietro l’angolo c’è per tutti!

 

(mp)

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