É da un pò di tempo che sulla mia scrivania c’è il libro di Roland Barthes La Camera Chiara, é un libro che conosco molto bene, nella misura in cui si può conoscere un libro cambiando sempre il nostro approccio ad esso , con il nostro crescere, con il maturare una coscienza sempre nuova delle cose della vita.
In questa fotografia scattata durante una delle mie passeggiate mattutine, c’è l’alba, ci sono le panchine, c’è la terrazza, c’è la luce, le nuvole, non ci sono persone al di fuori del fotografo.
L’alba da quests prospettiva non mi dà la sensazione di stare davanti ad un nuovo giorno che sta per nascere, ma di trovarmi davanti ad una sospensione del tempo e delle attività .
Le panchine vuote sono la memoria di eventi avvenuti il giorno prima e allo stesso tempo sono in attesa di nuovi visitatori che non è detto che verranno.
Il fotografo coglie la sospensione, l’imbarazzo, la tensione tra ciò che vediamo e quello che non vediamo.
Come la fotografia vuole fermare un momento che non verrà più ma nello stesso momento vuole spiegarlo prima che le nuvole e il mare di dileguino.
Nuvole e marre che diventano in questa fotografia il “punctum” che trafigge lo spettatore, che rompe il rigore delle panchine geometriche e fredde che si mettono tra chi guarda ed il maree.
La terrazza condiziona il nostro modo di guardare che non è più statico ma racconta quello che accade nel guardare.
Luigi Grieco
